Prof Giuseppe Medori e la sua Civita di Bagnoregio

Prof Giuseppe Medori

“Giunto così in alto,
mentre vaghi per le vie di questo antico borgo,
sii rispettoso.
Della sua storia,
ora fatta di silenzio di voci portate dal vento,
di fiori che sono la vita,
abbi cura.” GM 1999

Cita così la targa a Civita di Bagnoregio, uno dei borghi più belli d’italia.
La targa si trova sul vicolo che da Piazza S. Pietro, detta Colesanti (la prima che incontrate entrando nel piccolo borgo), conduce a Pizza San Donato (la piazza del Duomo).

Quando ho deciso di aprire questo blog, ho riflettuto a lungo sulla bio da scrivere.
In modo particolare, mi sono soffermata sulla prima foto che ho pubblicato sul mio profilo instagram.

Questa!

Parafrasando il testo di questa targa, per me, “giungere in alto”, è come raggiungere uno scopo, un obiettivo o un sogno…
Quindi “averene cura”, è proteggere e rispettare il percorso fatto per arrivare a tale obiettivo.

Forse se non avessi deciso di aprire il mio blog, non lo avrei mai cercato!
Di chi sto parlando?
Di una persona speciale!

Il Prof Giuseppe Medori.

È lui che ha scritto questa poesia.

Ho avuto qualche difficolta a rintracciarlo.
Inizialmente, perché, in molti a Civita e a Bagnoregio, ignorano proprio l’esistenza di questa targa.
A primavera, infatti, la targa è quasi totalmente coperta dalla vegetazione, mentre in inverno, spicca nel caldo e poroso tufo.

Dunque, appena conosciuto il suo nome, la mia difficoltà maggiore, è stata quella di rintracciarlo fisicamente.

Si, perché il Prof Giuseppe Medori, nonostante i suoi 84 anni, è un uomo impegnatissimo.

Vive tra Viterbo e la sua Civita, scrive libri, partecipa ad eventi e colleziona ceramiche antiche.

La mia tenacia però, mi ha aiutata a trovarlo!

È una fredda giornata di dicembre, il Prof Giuseppe Medori, mi accoglie con gentilezza e stupore nella sua terra, a Civita di Bagnoregio.

Finalmente lo vedo, mi aspetta sorridente davanti alla porta della sua casa di Civita, proprio accanto al bar “la Piazzetta”.

La giacca, la cravatta, la sciarpa verde, i guanti di pelle tra le mani e la coppola in testa, mi ricorda mio nonno.

La mia gioia è infinita, sono quasi commossa nel vederlo.

Mi saluta come se mi conoscesse da sempre, e mi prende sotto braccio per avere sostegno.
Anche se porta i segni dell’eta addosso, la sua mente è lucida e brillante.

Mi chiede per quale giornale lavoro… è difficile spiegare ad un uomo di altri temi, che cos’è un blog, ma il suo desiderio di raccontarmi la sua Civita e la sua storia, è più grande di ogni altro mezzo di comunicazione o socializzazione.

Mi accompagna sotto la sua targa, e con tutto l’amore per la propria terra, me la recita…

Fa freddo, è molto umido, per questi motivi il Prof Giuseppe Medori, mi invita ad entrare in casa sua.

E’ qui, che tutto il mio stupore esplode in un turbinio di emozioni, non so dove guardare, mi sembra di entrare in un museo.

Il Prof Giuseppe Medori a Civita c’è nato, il suo profondo amore per questa terra, è rimasto intatto nel tempo.

Per lui, nonostante l’inesorabile e continua rovina, dovuta al tempo, ai terremoti ed ai vari fenomeni della natura, a Civita tutto si è fermato.

“Il rispetto e la cura per tutto ciò che è destinato a morire”

Civita è destinata a morire, ma il Prof Giuseppe Medori la ama a tal punto che, negli anni, ha raccolto reperti storici di ogni genere, ceramiche, pietre, libri, dipinti e foto… che raccontano la vita del passato, di questa terra che era grande ed ora è piccola.

Il Prof Giuseppe Medori mi racconta tante cose, tutte documentate dalle sue foto, dagli oggetti e sopratutto dai sui ricordi.

I Calanchi e le sue crete, erano lavorati e pascolati, erano l’habitat da cui traevano sostentamento gli abitanti di Civita, ora sono dirupi vertiginosi.

La  scarsità dell’acqua per uso domestico, era fornita da una sola fontana nella piazza principale.

E poi il ponte.. sempre rotto, con le sue quotidiane precarietà, ed il continuo isolamento del paese.

Mi racconta che, per tutti questi motivi, le poche famiglie rimaste, negli anni hanno abbandonato le loro abitazioni, ora non c’è più “la sua gente”, di quella gente ne parlano le poche case di pietra rimaste, i ruderi.

“Quei muri spazzati dal vento e lavati dalla pioggia sono diventati cenacoli d’arte, di studio, di pensiero, di meditazione, ma soprattutto di riscoperta della vera identità di chi vi abita”.

Il Prof Giuseppe Medori,  mi dice che le persone, che ora vivono a Civita, hanno trovato la “medicina” ideale al male moderno, hanno trovato nella semplicità del paese, il modo di stemperare la “febbre” della vita affannosa, l’assenza dell’assordante rumore delle città e un rimedio al continuo stress, che è origine di tanti mali moderni.

Qui a Civita, la grande civiltà contemporanea non vi ha potuto mettere piede, qui tutto appare fantastico ed irreale.

Il prof Giuseppe Medori, oltre ad aver raccolto reperti di ogni genere, ha scritto dei libri sulla sua Civita.

  • Civita di Bagnoregio, una guida turistica speciale.
  • Storia di Brando e del Diavolo Bafforosso, una raccolta di favole che il nonno Giuseppe raccontava al Prof Medori, quando era bambino.
  • San Bonaventura e la sua terra, la storia della vita di San Bonaventura nato a Civita di Bagnoregio.
  • Le mie Crete, una bellissima raccolta di ricordi e racconti del suo piccolo paese e della gente che ci viveva.

In ultimo, mi mostra una vetrina contenente delle ceramiche, addirittura alcune risalenti al 1600. Dai dipinti in esse contenute, si evincono storie del passato, aspetti che affascinano ancora, che fanno sprofondare in un’atmosfera dolce e struggente, limpida e severa, melodiosa e silenziosa, quale è quella di Civita.

“Parva sed apta mihi”  (Piccole cose ma adatte a me.)

Sono felicissima di averlo conosciuto…

Se vi capita di passeggiare per Civita, e vi trovate davanti alla targa, voltatevi verso destra, al primo piano del palazzo che state guardando, ci sono delle finestre… se dietro scorgete un’uomo, salutatelo è lui…

Il Prof Giuseppe Medori.

By |2018-01-18T08:33:59+00:00Gennaio 12th, 2018|Luoghi, Persone|0 Comments

Leave A Comment